Racconto di Concettina: la Cenere dal Cielo, di Giovanni Rinaldi

Nel Tavoliere di Puglia, alla periferia di Cerignola, in Contrada San Martino, si trova la chiesetta campestre di Santa Maria delle Grazie, meglio nota come del Padr’Eterno o Incoronatella. Maria Concetta Mancini, per tutti a Cerignola Concettina del Padreterno, fino agli anni ’80 del secolo scorso, è stata custode della chiesetta e, per oltre mezzo secolo, ha sostenuto il culto al Padre Eterno, mediante le offerte dei fedeli, con cui celebrare messe ogni venerdì.

All’alba del lunedì di settembre, giorno di pellegrinaggio in cui l’icona della Madonna di Ripalta veniva riaccompagnata al suo Santuario sul fiume Ofanto, Concettina era solita girare, per i vicoli della Terra Vecchia, borgo antico del paese – come prima di lei aveva fatto un’altra anziana donna -, col suo richiamo “Alla Madònne, alla Madònne! Alzàtev fìgghje sante, alla Madònne! Alla mamma nòste, alla bella nòste” (Alzatevi figli santi, andiamo dalla Madonna, la nostra mamma, la nostra bella).

Con Paola Sobrero, tra il 1975 e il 1977, ci recavamo spesso al suo pianterreno da accumulatrice seriale. Sommersa da oggetti e cose, su un pianetto, Concettina scriveva su fogli e foglietti sparsi, giorno per giorno, i suoi sogni notturni. Mostrammo interesse verso queste sue ‘storie’ e la invitammo a scrivere anche i suoi ricordi autobiografici. Da quel momento, ad ogni nostra visita, ci donò un fascio di fogli che ci aveva preparato diligentemente. Forse eravamo i soli che lei riteneva interessati alla sua vita e ai suoi sogni (l’autore, Giovanni Rinaldi)

IL RACCONTO DI CONCETTINA

Io la sottoscriva la vita e una storia.

Nata il 3 maggio 1895 da Ripalta Antoniello e Michele Mancini mio padre, questi erano religiosi e lavoravano in casa col negozio di generi alimentari. Io andavo da mia nonna, che mi faceva dormire in casa sua. La mattina presto vedevo mio nonno che si alzava per andare a lavorare: lo vedevo farsi la Santa Croce, dire la sua preghiera, baciare tutti i quadri dei santi, poi usciva per raggiungere la campagna. Mia nonna invece andava tutti i giorni alla Santa Messa. Mi voleva bene e mi portava con lei benché fossi piccolina. Crescendo andavo sempre con piacere alla Santa Messa, tutti i giorni alle ore 6 del mattino! Mia madre, essendo occupata per il negozio, alla messa ci andava solamente la domenica, le preghiere le faceva a casa.

All’età di 11 anni, un giorno, nell’uscire dalla chiesa, abbiamo visto nuvole di cenere che cadevano dal cielo, così come fa la neve, e piombammo nell’oscurità! Non si poteva camminare, giravamo per le strade con le fiaccole, con le candele e queste si spegnevano. Tutti piangevano, si facevano dei pellegrinaggi, dalle chiese portavano fuori le statue dei Santi.

Erano le undici del mattino e non si vedeva la luce.

Portarono in strada anche la nostra Patrona, la Madonna di Ripalta, e il Crocifisso che stava nella chiesetta vicino al Duomo. Quando la Madonna si mise di fronte alla chiesetta, uscì Gesù Crocifisso. In quel preciso momento una farfalla volò accanto al volto di Gesù. E così cominciò a far luce. Fu un grande terrore, tutta Cerignola era lì, piangevano tutti.

Erano le undici e mezza, non lo posso dimenticare!… Fu nell’anno 1906.

Mia nonna mi raccontò la storia di quel Crocifisso miracoloso. C’era un vecchio falegname che, lavorando di notte, costruì tre Crocifissi. Arrivato al terzo si addormentò e non lo completò, lasciandolo senza testa. Quando al mattino si svegliò, trovò la testa completata e sentì una voce: Dove m’hai visto che m’hai dipinto così come sono? Corse a confessarsi, ma poco tempo dopo morì.

Sembra che il Crocifisso che parlò sia proprio questo di Cerignola. Infatti ogni volta che tentavano di spostarlo dalla Cappella in cui si trovava, le chiavi del cancello si spezzavano, arrivava il terremoto piovevano pietre dal cielo e tutti piangevano di paura.

All’età di 15 anni mi dettero il nastro violetto della congregazione del Santissimo. Una devota nel vedere che ero tanto appassionata mi regalò un bel libretto della SS. Trinità con le invocazioni all’Eterno Padre, un libretto che ho conservato tanti anni e che ho diffuso anche tra tante altre persone. Ecco perché ora mi trovo nella sua chiesa, la chiesa del Padreterno.

All’età 17 anni mi feci carmelitana e fu allora che cominciarono a tormentarmi i giovani per sposarmi e mia madre non voleva più mandarmi in chiesa. Quanti dispiaceri ho dovuto provare! Volevo andare in chiesa ma, povera mamma, aveva paura di mandarmi sola e così, quando trovava qualcuno, mi faceva accompagnare. Io non volevo sposarmi, mia madre mi diceva Figlia mia anche sposata tu puoi andare in chiesa, perché se io muoio tu farai da mamma alle tue sorelle che restano, altre quattro sorelle che avevo dopo di me. Tutti i clienti che venivano a spendere in casa nostra mi dicevano le stesse parole. Un giorno venne a casa un giovane pittore, un imbianchino che stava lavorando nella nostra strada e mi dette di nascosto un biglietto in cui chiedeva di sposarmi. Io non volevo, ma quello veniva con la scusa di comprare il pane e incominciarono i miei martirii, non potevo avvicinarmi nemmeno alla porta. E che tormento, perché mia madre era severa e avevo paura…

All’età di 20 anni mi sposai questo pittore, andò soldato alla guerra del 1915 e fu un altro dolore più forte. Andavo a pregare che il Signore facesse finire la guerra, ma durò tre anni, il ’18 fu congedato. Ebbi quattro figli maschietti, alcuni morirono piccolini e altri due ho cresciuto.

L’anno 1926 sognavo che stavo a Roma e dovevo ritornare a Cerignola. All’improvviso vidi un vecchio dentro una macchina tappezzata di velluto rosso. Io scendevo di corsa da una montagna e trovato questo bel vecchio gli dissi Mi vuoi accompagnare? Mi rispose di sì. Io andai da mio marito per dirgli che volevo ritornare a Cerignola, mi rispose che non sarei riuscita a prendere il treno. Gli dissi Mi faccio accompagnare da un vecchio con la macchina. A sentire queste parole lui mi rispose Ed io me ne vado da un’altra donna più giovane. Quando tornai dal vecchio, mi disse Tuo marito non vuole che vieni con me, è geloso. Allora io gli dissi Non m’importa, tu sei mio padre? E io sono padrona della vita mia! Vengo con te.

Mio marito non voleva che io andassi elemosinando per la chiesa del Padreterno. Si vergognava. Che dovetti passare! Poi piano piano si fece capace, ma quanti insulti ho sopportato per amore del Signore. Quella chiesa era come una stalla, i tetti tutti sfasciati, e li dovetti riparare. Così facevo un po’ per volta, ogni anno. Ma i tetti si rompevano ogni anno, i ragazzi ci salivano per prendere gli uccelli e sfasciavano tutto. Erano la mia croce ogni anno.

Ora vi dico un racconto accaduto.

Un anno non pioveva. Il grano si era seccato dal troppo caldo e il popolo faceva preghiere a tutti i Santi e anche alla Madonna di Ripalta. Faceva caldo!

Io sognai la Madonna che mi disse Dove vai? Sto qui a bussare e non mi vuoi aprire? Allora io mi avvicinai a un agricoltore e gli dissi Avete finito? Mi rispose Sì, abbiamo finito il triduo di preghiere e domani andiamo alla “casa” della Madonna. Gli feci sapere che L’acqua dal cielo non riuscite a ottenerla perché non siete andati dal nostro Padre. E allora uno di quegli agricoltori andò in chiesa a far celebrare le Sante messe. Così il Signore fu preso da grande compassione e ci dette per tre giorni l’acqua. Ce la mandava di notte, per non farsi vedere. Noi siamo cattivi e non ricordiamo che c’è sempre un Padre da chiamare.

Io ricordo bene queste cose: appena celebrata la prima messa si scurì l’aria e il cielo si riempì di nuvole. Uscii fuori e sulle mani mi cadevano stille d’acqua e tutti piangevano. Quando entrai nella chiesa sentii una voce: La Madonna ha pregato l’Eterno Padre, è stata considerata e l’acqua è arrivata.

E così il grano riprese e si fece una bella raccolta.

Ma i figli hanno dimenticato di nuovo!

(dal blog di racconti di Giovanni Rinaldi, autore nato a Cerignola, ospitato su www.infodem.it (Informazione e Democrazia)

Nella mia vita non ho fatto altro che farmi raccontare storie, da tanti uomini e donne a cui nessuno aveva mai chiesto un parere, una testimonianza, un frammento di vita vissuta. Ed è sempre stata, la mia, una scelta: farmi raccontare il bello e il brutto, il dolce e l’amaro di chi, quasi sempre, rimane fuori dai circuiti mediatici e di conseguenza, apparentemente, fuori dalla Storia, invisibile.

Sugli scaffali nelle nostre case sistemiamo file di libri. Sui miei, oltre ai libri, ci sono file di cassette e nastri magnetici, un archivio che contiene migliaia di voci, migliaia di storie, quasi tutte del secolo scorso.

In questo mio blog, estrarrò periodicamente, in veste di contastorie, frammenti di vita, pensieri, canzoni, della storia popolare del ‘900. Sono storie di un altro tempo, ma il loro racconto potrebbe servire a farci riflettere su come noi tutti affrontiamo oggi, le nuove crisi, le nuove difficoltà, e come a queste si possa reagire e resistere, comunque.

Ogni volta sarà quindi, per me, l’occasione di riprendere dagli scaffali una cassetta o un nastro magnetico, un minidisk o un video, ri-scrivendo, ma forse più evocando, le parole originarie che mi furono offerte tanti anni fa e che registrai pensando che così non sarebbero andate mai perse, come la memoria di coloro che incontravo.” (Giovanni Rinaldi)

 

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Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

Autore dell'articolo: Cristiana Lenoci

Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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