Annalisa Graziano, una donna che racconta di donne: dal carcere alla rinascita

Quando una donna, che conosce bene la sofferenza di chi ha sbagliato e si ritrova a scontare una pena in carcere, incontra una donna che vuole rinascere, è quasi certo che entrambe, dopo, non saranno più come prima. Annalisa Graziano, giornalista e scrittrice foggiana, è al suo primo romanzo (“Solo Mia” è in uscita il prossimo 25 Settembre), ma ha già pubblicato un libro, “Colpevoli”, che sotto forma di reportage ha “fotografato” la vita oltre la sbarre nelle carceri foggiane. La sua esperienza all’interno del CSV (Centro di Servizio al Volontariato) di Foggia l’ha sicuramente aiutata nell’approccio con detenuti e detenute, che attraverso la narrazione le hanno aperto con fiducia la mente ed il cuore. Abbiamo intervistato Annalisa per chiederle del suo libro in uscita e della sua forte esperienza tra le mura del carcere: siamo contenti di proporvela in attesa di leggere il romanzo, una storia di riscatto e rinascita al femminile. A Cerignola il romanzo di Annalisa verrà presentato prossimamente, nel mese di Ottobre, presso la libreria “L’albero dei fichi”.

R: “Solo Mia” romanzo di prossima uscita è il tuo secondo libro, dopo “Colpevoli” (ed. La Meridiana). Come il primo anche questo ha come “focus” l’ambiente carcerario. Come mai? Perché ti senti così vicina al mondo degli istituti penitenziari?

AG: “Solo Mia” racconta storie di donne accomunate dalle ferite del mancato amore o della violenza. Alcune di loro sono detenute nel Carcere di Foggia. “Mia” (il nome è di fantasia, per tutelarne la privacy) è stata invece vittima per molti, troppi anni, di chi avrebbe dovuto proteggerla. Quello stesso uomo che poi le ha strappato, per vendetta, uno dei suoi affetti più cari in un’alba di sangue. Con “Colpevoli” non avevo potuto raccogliere le testimonianze delle donne. Ho, quindi, pensato di “cucirle” in questo romanzo in cui, appunto, le detenute sono ritratte prima di tutto come donne. Al centro del loro racconto ci sono temi come la maternità, l’amore, il dolore. La detenzione c’è, ma fa da cornice. Del resto, gli Istituti Penitenziari, in particolare quello di Foggia, fanno parte della mia quotidianità. Ci entro spesso per il mio lavoro al CSV Foggia, ma anche come volontaria.

R: Il mondo del carcere e la violenza femminile: che tipo di legame c’è tra questi due elementi?

AG: C’è, purtroppo. Alcune delle donne detenute che ho intervistato sono state vittime di violenza, prima di entrare in carcere. Hanno vissuti diversi, eppure alcune di loro hanno dovuto difendersi da pugni e calci dei loro ex compagni. Non solo. “Solo Mia” racconta anche il grande lavoro che l’associazione Impegno Donna di Foggia svolge nel carcere di Lucera con gli uomini che hanno agito violenza: un’esperienza trattamentale innovativa.

R: La nostra Costituzione si basa sul principio della rieducazione della pena. In base alla tua esperienza e ai racconti che hai ascoltato in carcere, ritieni che questa sia realmente possibile anche quando il contesto sociale è privo di qualsiasi forma di rispetto e condivisione di valori?

AG: Nelle   Case   Circondariali   di   Capitanata,   grazie   al   lavoro   quotidiano   delle   educatrici   e   della   polizia penitenziaria,   all’attenzione   dei   Direttori,   si  costruiscono   importanti   percorsi   di   trattamento.   Ogni  anno, numerose   realtà   dell’associazionismo   realizzano   progetti   in   collaborazione   con   il   CSV   Foggia,   grazie  al sostegno della Fondazione dei Monti Uniti. Purtroppo, se i risultati di riabilitazione interni sono concreti, la comunità esterna spesso non è pronta ad accogliere persone che hanno avuto problemi con la giustizia. Il lavoro culturale da fare nelle comunità è ancora lungo. Con questo libro speriamo di portare nuovamente all’attenzione alcuni temi fondamentali. Per questo motivo, ringrazio i Direttori degli Istituti Penitenziari di Foggia e Lucera, le educatrici e la polizia penitenziaria: il loro sostegno è stato fondamentale.

R: Hai incontrato e ascoltato tantissimi detenuti e detenute. Quanto ti ha trasformato questa esperienza così “forte”? Cosa ti ha insegnato in particolare?

AG: I colloqui con le detenute, così come quelli con “Mia”, hanno lasciato un segno profondo. Sono esperienze talmente forti che ti si incollano alla pelle e ai pensieri, penetrano il cuore. La scrittura diventa, allora, anche un   modo   per   elaborarle   in   maniera   diversa   e   condividere   con   i   lettori   un   messaggio   Importante:   nelle situazioni più dolorose, non bisogna smettere di alimentare la fiamma della speranza.

R: Il desiderio di riscatto è forte, soprattutto nelle donne. Hai avuto modo di accompagnare qualcuna di loro nel percorso di vita fuori dal carcere? Se sì, che esperienza è stata? Se no, ti piacerebbe un giorno assistere alla “rinascita” di una donna che si riprende la propria vita “spezzata”?

AG: Due delle donne che ho intervistato ora sono libere. Non le ho accompagnate nel loro percorso esterno, ma ho avuto loro notizie, stanno bene. Con le altre, che stanno ancora scontando la pena, posso avere colloqui in Istituto, come volontaria. Inoltre, assisto ogni giorno alla rinascita di “Mia”. Ha fatto un lungo percorso già prima che ci incontrassimo ma ancora oggi, in ogni suo sorriso, c’è una carezza alla vita.

C’è tanta speranza, nelle parole di Annalisa. E noi le siamo grati per questo: non è facile parlare di certi argomenti con delicatezza e professionalità.

La scrittrice e giornalista Annalisa Graziano

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Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

Autore dell'articolo: Cristiana Lenoci

Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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