Agostino Ferrente, regista di “Selfie”: i miei ricordi di adolescente a Cerignola

Due sedicenni abitanti nel quartiere Traiano di Napoli si raccontano in un film interamente girato in “video selfie”. Alessandro e Piero sono inseparabili, ed hanno vissuto la tragedia di perdere un amico, Davide, ucciso da un carabiniere durante un inseguimento perché scambiato per un latitante. Questo e tanto altro viene narrato mentre i due si riprendendosi con il cellulare, sottolineando la loro scelta quotidiana di vivere lontano dalla camorra e dalla delinquenza, e ciò i  controtendenza  rispetto a tutto il filone televisivo degli ultimi anni. Alessandro fa il barista, mentre Piero cerca un impiego come parrucchiere.
Il docu-film “Selfie” realizzato dal regista Agostino Ferrente, racconta con grande realismo e delicatezza al tempo stesso la quotidianità di questi due ragazzi che, nonostante la cruda realtà che vivono ogni giorno, inseguono sogni e desideri come tutti quelli della loro età. Il film, presentato in vari festival internazionali, a partire da quello di Berlino,  sta riscuotendo un grande successo di pubblico e un notevole riscontro da parte della critica.
Abbiamo intervistato Ferrente per farci raccontare la sua adolescenza. Dalla nascita fino all’età di 18 anni, il regista ha vissuto a Cerignola (Fg). E di questa cittadina-dice- “ho alcuni ricordi meravigliosi, ed altri bruttissimi”.

 

Cosa ricordi di Cerignola, il paese in cui sei nato e hai vissuto la tua infanzia e adolescenza?

AF: Ricordo con amore e nostalgia il me stesso bambino che è cresciuto e vissuto a Cerignola. Quel ragazzino che faceva cross con la bici scassata al Piano delle fosse, perché lì abitavo. Ricordo i film con Bud Spencer e Terence Hill visti nei meravigliosi cinema Corso e Roma. Come ricordo i film di Karate visti nel cinema all’aperto dentro la villa comunale, col  mitico Francuzzo  “dei gabinetti” che, con lunghe canne di bambù, cercava di pungere e far scendere i ragazzi che si arrampicavano sugli alberi per spiare lo schermo gratis.
Ricordo le giornate passate in palestra e le scorrazzate con la 127,  appena patentato, cercando di farci entrare dentro più amici possibili. Ricordo anche quando rubammo le chiavi al pro di religione e con la sua 850 mi misi a fare i testa coda nel cortile della scuola, per fare un po’ di scena… Tutte ragazzate che si fanno a quell’età per provare a sfuggire alle inquietudini.
Però ci sono anche i ricordi brutti, legati a quelli che, in fondo,  sono problemi atavici di questa cittadina che tanto assomigliano a quelli che ho visto e raccontato nei quartieri di Napoli: la dispersione scolastica, il bullismo, l’omertà, il mito della violenza. Ricordo ad esempio che se per strada ti salutava il delinquente locale ti sentivi orgoglioso come si ti avesse salutato Totti. In questi luoghi spesso non hai altra possibilità: o sei vittima o sei carnefice, e questo è molto triste. Paradossalmente chi vive nei quartieri popolari di Napoli  e vuole fare cinema, musica, teatro, ha più possibilità: a Napoli ci sono tante occasioni di incontro, stimoli. Però, paradossalmente, nel “vuoto” di Cerignola ho avuto modo di sviluppare la mia creatività, la mia inventiva, sognando ad occhi aperti per evadere da una realtà che spesso mi opprimeva.
Ci sono delle persone che ricordi con particolare piacere?
AF: Tutti gli amici dell’infanzia con cui giocavamo a pallone per strada, facendo “razza e razza”. Sicuramente la persona più importante della mia adolescenza, quella che mi ha spesso incoraggiato sulla strada che poi ho intrapreso, è stata la professoressa Rossella Rinaldi, mia insegnante al Liceo Scientifico. Ho saputo tardi della sua scomparsa, non ho fatto neppure le condoglianze alla famiglia, nessun compagno mi ha avvisato della sua morte. Sono sempre stato ammirato dalla sua capacità di proporre e affascinato dalla sua concretezza. Una persona speciale, insomma, come poche.
Cerignola patria di Di Vittorio e altri intellettuali: questo cosa ti suscita?
AF: Io sono orgoglioso di essere nato nella città di Giuseppe Di Vittorio, una figura tra le più straordinarie della storia italiana, e questa deve essere una consapevolezza che vada aldilà di qualsiasi inclinazione politica. Una persona meravigliosa di cui i concittadini devono essere fieri, raccontando ai propri figli la sua storia, il suo impegno a favore dei più deboli, pur nascendo lui stesso da una famiglia povera ha studiato per difendere chi non aveva voce, i braccianti agricoli del Sud Italia.
Sarebbe bello proiettare “Selfie” a Cerignola, un luogo caro ad Agostino Ferrente, e dove ha lasciato un pezzetto del suo cuore.
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Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

Autore dell'articolo: Cristiana Lenoci

Mi chiamo Cristiana Lenoci, sono laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La mia grande passione è la scrittura, ho maturato una discreta esperienza sul web e collaboro per diversi siti. Ho anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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