Intervista a Mimmo Farina. Tutto quello che non sai del romanzo “Tre indizi non fanno una prova”.

 

Con il libro di successo “Tre indizi non fanno una prova“, romanzo scritto da Mimmo Farina, ci addentriamo in un viaggio guidato all’interno del mondo della professione forense, attraverso gli occhi del protagonista Franco Alberti. Lo scrittore ci ha concesso questa intervista dandoci l’opportunità di compiere un giro all’interno del suo romanzo ed entro la sua vita da letterato, così da svelare alcuni aspetti interessanti che hanno reso la sua opera intrigante e appassionante.

1- Da dove è nata la sua idea per la trama del libro?

Un giorno ho letto uno di quei messaggi seriali che girano spesso su WhatsApp, con il quale gli automobilisti venivano invitati a non fermarsi nell’ipotesi in cui avessero notato un passeggino o un sediolo con un bimbo a bordo collocato ai margini della strada, perché era un trucco di una banda di malviventi per perpetrare rapine. Dopo averlo letto, ho pensato che su quella cosa si poteva imbastire una storia.

E così ho cominciato subito a scrivere.

Poi, mentre scrivi, le cose vengono da sole, e infatti io comincio col voler narrare una storia e poi mi trovo a scrivere una storia diversa.

2- Definirebbe il protagonista un suo “alter-ego”?

Se per protagonista tu intendi l’avvocato Franco Alberti, direi proprio di sì. Non so se è lui a essere una mia trasposizione o viceversa. Fatto sta che “il collega” Alberti è un tipo che affascina. A lui, come a me del resto, piace la toga, la politica e il mare e, soprattutto, la famiglia.

Sì, forse io tento di somigliare a Franco o è lui che ci prova con me.

3- C’è una scena in particolare del suo libro che vorrebbe commentare per i lettori di Cerignolaonline?

Per la verità ne commenterei più d’una, però se devo fermarmi a una sola, ecco mi soffermerei sull’arringa difensiva dell’avvocato Alberti davanti al giudice dell’udienza preliminare.

Il legale inizia richiamando un noto libro di Pirandello, il “Fu Mattia Pascal“, e da lì svolge le sue riflessioni in fatto e in diritto, per sostenere che, in mancanza del corpo della vittima, è davvero difficile ritenere la responsabilità penale per il reato di omicidio. Mentre parlava, “il legale guardò l’orologio, si accorse che stava parlando da oltre due ore, per cui decise di avviarsi alla conclusione. Si fermò, asciugò il sudore dalla fronte, guardò prima il pm, poi il suo cliente, quindi fissò lo sguardo sul gip, prese un grosso respiro e affermò:  <<Nei casi di uomini o donne scomparsi s’impone un giudizio di gran rigore, non potendosi presumere un omicidio, con consequenziale occultamento di cadavere, senza il ritrovamento del corpo della vittima, no, non si può davvero>>”.

Ecco è una scena bellissima, la vedrei volentieri in un film.

E’ la scena di un avvocato che si batte per il suo cliente, che suda, si ferma, si asciuga il sudore e prende un grosso respiro … è davvero una cosa bella, che, peraltro, ancora succede nelle aule di giustizia.

4- Quali autori l’hanno formata maggiormente?

Fino a qualche anno fa leggevo trattati e monografie di diritto e sentenze, tante.

Pensa il primo libro di Carofiglio che ho letto era edito da Giuffrè, una casa editrice super specializzata in argomenti di diritto, il libro si chiamava il “Controesame”, poi è stato ripubblicato con modifiche da Sellerio e indirizzato a un pubblico più vasto. Leggo volentieri Camilleri, Carofiglio, Manzini, De Giovanni, Grisham … insomma mi piacciono i thriller.

Se questi autori mi hanno formato non lo so, ma io leggo prevalentemente queste cose e, ovviamente, cose che riguardano la politica.

5-Come ha iniziato a scrivere? C’è un’immagine nella sua memoria che ricollega al momento in cui ha deciso di voler diventare scrittore?

Il mio primo libro, che si intitola “Quattro amici al bar – Storie di destra fra Cerignola e dintorni“, tratta diffusamente la storia della destra a Cerignola e, in particolare, la mia esperienza politica, che mi ha lasciato in dote più dolori che gioie. E così a un certo punto della mia esistenza ho deciso di “vuotare il sacco” e di parlare di quello che avveniva nei partiti politici, delle cattiverie che veniva “regalate”, dei torti che, mio malgrado, ho subito.

Ecco, mi son detto devo scrivere per “fare pace con me stesso” ed è venuto fuori il primo libro.

L’immagine di cui mi chiedi è quella di un uomo che scrive per far pace con se stesso, poi da quell’immagine è venuta fuori una passione e ho pubblicato ancora e ancora pubblicherò.

Grazie a Mimmo Farina per averci permesso di “frugare” nella sua opera e per averci incuriosito a riguardo. “Tre indizi non fanno una prova” è un libro che vale la pena di essere letto, che appassiona e che coinvolge in prima persona il lettore. Non fatevelo scappare!

 

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Ciao, mi chiamo Letizia Trenti, ho 22 anni e sono una studentessa universitaria fiorentina iscritta a Lettere Moderne. Scrivere ha sempre fatto parte di me fin dall'infanzia e nel crescere ho appreso che questa passione, così profondamente radicata, potesse darmi un'effettiva possibilità di carriera. Curiosa ed intraprendente cerco sempre di scovare news e novità accattivanti ed interessanti per me e per chi avrà il desiderio di leggere i miei articoli.

Autore dell'articolo: Letizia Trenti

Ciao, mi chiamo Letizia Trenti, ho 22 anni e sono una studentessa universitaria fiorentina iscritta a Lettere Moderne. Scrivere ha sempre fatto parte di me fin dall'infanzia e nel crescere ho appreso che questa passione, così profondamente radicata, potesse darmi un'effettiva possibilità di carriera. Curiosa ed intraprendente cerco sempre di scovare news e novità accattivanti ed interessanti per me e per chi avrà il desiderio di leggere i miei articoli.

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